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Toscana, identificati i granuli bianchi trovati sulle spiagge

15/10/2026

Toscana, identificati i granuli bianchi trovati sulle spiagge

I granuli bianchi comparsi a settembre su diverse spiagge della Toscana sono resti di piccole piante acquatiche di origine naturale, trasportate dal mare dopo essere probabilmente arrivate dalla foce dell'Arno. A chiarirlo è ARPAT, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, che il 14 ottobre 2026 ha comunicato i risultati degli approfondimenti condotti sul materiale rinvenuto lungo il litorale. Le analisi chimiche e le osservazioni al microscopio, supportate da una relazione dei botanici dell'Università di Siena, hanno identificato gli ammassi come lenticchie d'acqua, appartenenti principalmente alla specie Lemna gibba. Il fenomeno ha interessato diverse località, tra cui Rimigliano, Baratti, il golfo di Follonica e l'Isola d'Elba.

Granuli bianchi sulle coste toscane, cosa hanno scoperto le analisi

La presenza del materiale chiaro sulle spiagge aveva attirato l'attenzione nelle scorse settimane, rendendo necessari accertamenti per stabilirne la composizione e la provenienza.

Le verifiche effettuate da ARPAT hanno evidenziato una componente polisaccaridica di origine vegetale, successivamente approfondita attraverso l'osservazione microscopica dei campioni.

Il confronto con gli esperti dell'Università di Siena ha permesso di riconoscere principalmente esemplari di Lemna gibba, una piccola pianta galleggiante che cresce negli ambienti di acqua dolce, soprattutto dove l'acqua è ferma oppure scorre lentamente.

Secondo la ricostruzione dell'Agenzia, le piantine potrebbero essere state trasportate dall'Arno fino al mare e successivamente disperse verso sud dall'azione combinata di venti e correnti marine.

Questo percorso spiegherebbe la presenza del materiale anche a notevole distanza dalla foce del fiume, lungo la costa centro-meridionale della regione e nelle aree dell'Arcipelago toscano.

Dall'Arno al mare, il percorso delle lenticchie d'acqua

La comparsa di grandi quantità di lenticchie d'acqua non ha riguardato esclusivamente la Toscana.

Alla fine dell'estate 2026, infatti, ammassi di queste piante sono stati osservati in diversi corsi d'acqua, canali e laghi italiani ed europei, compresi alcuni tratti del Po e del Reno.

A metà settembre estese concentrazioni di vegetazione galleggiante avevano ricoperto alcune zone dell'Arno nel tratto fiorentino.

Un fenomeno analogo è stato registrato anche il 10 e l'11 ottobre nell'area urbana di Pisa, dove è stata osservata un'altra specie di lenticchia d'acqua, indicata come Lemna polyrrhiza.

Per l'episodio pisano, ARPAT ha comunicato al Comune gli esiti degli approfondimenti effettuati.

L'Agenzia ritiene probabile che parte della vegetazione accumulata nei corsi d'acqua interni sia stata trascinata verso il mare, raggiungendo successivamente le spiagge attraverso la circolazione delle acque costiere.

Perché le piante acquatiche sono diventate bianche

Uno degli aspetti più particolari del fenomeno riguarda il cambiamento di colore delle lenticchie d'acqua.

Nel loro ambiente naturale queste piante presentano generalmente una colorazione verde brillante, dovuta alla presenza della clorofilla.

Quando raggiungono il mare, però, l'esposizione all'acqua salata provoca il progressivo deterioramento dei tessuti vegetali e la degradazione dei pigmenti.

Durante questo processo le piantine perdono gradualmente il colore originario, diventando chiare fino ad assumere l'aspetto biancastro riscontrato nei materiali spiaggiati.

Gli ammassi individuati lungo le coste toscane sarebbero quindi arrivati sulle spiagge in uno stato avanzato di decomposizione, dopo un periodo di permanenza e trasporto nelle acque marine.

Le condizioni climatiche alla base della diffusione

Secondo ARPAT, l'eccezionale diffusione delle lenticchie d'acqua potrebbe essere collegata alle particolari condizioni meteorologiche e climatiche dell'estate 2026.

Le temperature elevate registrate nelle acque superficiali dolci e marine potrebbero aver favorito la proliferazione di queste piccole piante, contribuendo alla formazione degli estesi accumuli osservati nei corsi d'acqua.

Il successivo trasporto verso il mare avrebbe determinato la dispersione del materiale lungo diversi tratti del litorale.

La ricostruzione proposta dall'Agenzia distingue dunque due elementi: l'identificazione botanica dei granuli, confermata dalle analisi, e la loro provenienza dall'Arno, ritenuta probabile sulla base delle osservazioni e delle dinamiche di trasporto.

Gli accertamenti hanno così permesso di chiarire la natura del materiale rinvenuto tra il litorale livornese, il golfo di Follonica e l'Isola d'Elba, riconducendolo a un fenomeno di origine vegetale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to