Livorno ricorda il Moby Prince: 35 anni dopo, memoria e ricerca di verità
13/04/2026
Una città che si ferma, ogni anno, per rinnovare un ricordo che non si attenua con il tempo. Livorno ha commemorato il 35° anniversario della tragedia del Moby Prince, la più grave sciagura della marineria civile italiana, avvenuta il 10 aprile 1991 nelle acque davanti al porto. Un incendio a bordo del traghetto diretto a Olbia costò la vita a 140 persone, lasciando un solo superstite.
Le iniziative promosse dal Comune, con il patrocinio delle principali istituzioni nazionali e locali e con la partecipazione delle associazioni dei familiari delle vittime, hanno riunito rappresentanti istituzionali e cittadini in una giornata dedicata alla memoria, ma anche alla consapevolezza civile.
Una giornata di commemorazione condivisa
Il programma si è articolato in più momenti, distribuiti nei luoghi simbolo della città. In mattinata, presso la Fortezza Nuova, è stata deposta una corona al monumento “Koningin Juliana”, mentre in Cattedrale si è svolta una funzione religiosa officiata dal vescovo di Livorno.
Nel pomeriggio, a Palazzo Civico, il sindaco Luca Salvetti ha accolto i familiari delle vittime e le autorità intervenute, tra cui rappresentanti del Parlamento e della Commissione d’inchiesta sul disastro. Un momento istituzionale che ha lasciato spazio anche alle testimonianze e agli interventi delle associazioni impegnate da anni nella ricerca di verità.
Il corteo partito da piazza del Municipio ha poi attraversato il centro cittadino fino al Porto Mediceo, dove si è svolta la cerimonia conclusiva. Qui sono stati letti i nomi delle vittime, deposte corone e lanciate rose in mare, in un gesto che continua a mantenere vivo il legame tra memoria e comunità.
Il significato di una memoria che resiste
Nel suo intervento, il sindaco Salvetti ha delineato un percorso fatto di parole che accompagnano da decenni il ricordo della tragedia: dolore, mancanza, impotenza, strage. Termini che descrivono non solo ciò che è accaduto, ma anche il vissuto di chi, da allora, continua a cercare risposte.
Particolarmente forte il richiamo alle parole verità e giustizia, che nel tempo hanno assunto un peso sempre più complesso. Non slogan, ma richieste ancora aperte, che attraversano generazioni e mantengono vivo il confronto pubblico su quanto accaduto.
Tra tutte, il sindaco ha indicato una parola da respingere con decisione: rassegnazione. Un termine che non trova spazio nella storia di Livorno e nella determinazione dei familiari delle vittime, che continuano a chiedere chiarezza e responsabilità.
Un legame che continua nel tempo
La cerimonia si è conclusa con un gesto simbolico affidato alla squadra di rugby Lions Amaranto, che porterà un mazzo di rose fino al porto di Olbia, proseguendo idealmente il percorso della memoria anche oltre Livorno.
Un passaggio che restituisce il senso più profondo della giornata: non una commemorazione chiusa nel ricordo, ma un impegno che si rinnova, nel tempo, attraverso gesti, parole e una presenza costante che tiene insieme memoria collettiva e responsabilità civile.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to