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Livorno firma il Manifesto del Lavoro Buono e rilancia il tema della qualità del lavoro

18/04/2026

Livorno firma il Manifesto del Lavoro Buono e rilancia il tema della qualità del lavoro

Non un atto simbolico da esibire nelle occasioni ufficiali, ma una presa di posizione pubblica, politica e culturale, costruita per dare al lavoro un valore che non si esaurisca nella sua dimensione economica. Con la firma del Manifesto del Lavoro Buono, avvenuta nella sala del Consiglio Comunale alla presenza del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, Livorno prova a collocare il tema occupazionale dentro una prospettiva più ampia, nella quale salario, sicurezza, inclusione e dignità personale vengono considerati elementi inseparabili.

Il documento, promosso dal Comune e sottoscritto da trenta soggetti tra istituzioni, sindacati, associazioni di categoria, ordini professionali ed enti, nasce con l’obiettivo di rafforzare nella comunità una consapevolezza più matura del lavoro come fattore civile e sociale, prima ancora che produttivo. L’idea di fondo è chiara: il lavoro non può essere valutato soltanto per la sua capacità di generare reddito, perché incide in profondità sul modo in cui le persone costruiscono il proprio percorso di vita, definiscono la propria autonomia e partecipano alla crescita della collettività.

Un manifesto che mette al centro la qualità del lavoro

Nel suo intervento, l’assessore alle Politiche del Lavoro Federico Mirabelli ha definito il Manifesto una cornice valoriale capace di orientare le scelte dell’amministrazione e di offrire un riferimento comune a imprese, lavoratrici, lavoratori e rappresentanze sociali. Il passaggio più interessante riguarda proprio questa impostazione: il documento non viene presentato come una dichiarazione astratta, ma come una bussola per guidare decisioni, progettualità e pratiche amministrative.

Le tre dimensioni su cui si fonda il Manifesto delineano una visione precisa. La prima è quella del lavoro sostenibile, che deve essere regolare, stabile, adeguatamente retribuito e capace di offrire crescita professionale. La seconda riguarda il lavoro sicuro, inteso non soltanto come prevenzione degli infortuni, ma come tutela più complessiva del benessere psicofisico della persona. La terza è il lavoro inclusivo, cioè libero da discriminazioni e realmente accessibile, in grado di riconoscere le differenze come una risorsa e non come un ostacolo.

Dentro questa impostazione si colloca anche il richiamo, forte e diretto, alle fratture che attraversano oggi il mercato del lavoro: precarietà, dumping contrattuale, bassi salari, discriminazioni, povertà lavorativa, morti sul lavoro. Il Manifesto nasce proprio come risposta a queste criticità, con l’ambizione di promuovere un cambiamento culturale prima ancora che normativo.

Dagli impegni ai percorsi concreti per sicurezza e inclusione

Uno degli aspetti più rilevanti dell’iniziativa riguarda il tentativo di trasformare i principi in azioni verificabili. L’amministrazione comunale ha indicato alcuni percorsi già avviati o in fase di definizione, a partire dal rinnovo delle procedure di appalto con l’obiettivo di garantire un salario minimo di 9 euro, sostenuto anche attraverso un investimento diretto del bilancio comunale. È un passaggio che il sindaco Luca Salvetti ha rivendicato come elemento qualificante dell’azione amministrativa, sottolineando la volontà di fare del Comune un soggetto capace di dare il buon esempio.

Sul fronte della sicurezza, il lavoro è stato collegato a un’attività già in corso nelle scuole superiori, dove il tema della prevenzione è stato inserito in un percorso per le competenze trasversali che si concluderà con la realizzazione di un murale cittadino. Nello stesso quadro si collocano le future iniziative dedicate alle buone pratiche per la sicurezza nei luoghi di lavoro, al microclima estivo e alla tutela nei cantieri delle opere pubbliche, ambiti che rispondono a esigenze molto concrete e che acquistano un peso particolare in una città segnata recentemente da gravi infortuni mortali.

Un altro asse decisivo è quello dell’inclusione. Il Comune intende rafforzare il lavoro sulle discriminazioni legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale, coinvolgendo associazioni del territorio e organizzazioni datoriali in percorsi formativi destinati ai ruoli apicali delle imprese. Allo stesso tempo si punta a consolidare il rapporto con la rete antiviolenza, così da sostenere le donne vittime di violenza nei loro percorsi di autonomia lavorativa. In questa prospettiva, il lavoro buono assume un significato molto concreto: non un concetto generico, ma una pratica che tiene insieme accesso, tutela, riconoscimento e possibilità reale di costruire un futuro.

La presenza di Eugenio Giani e del prefetto Giancarlo Dionisi ha dato ulteriore peso istituzionale alla sottoscrizione, confermando che il tema del lavoro, nella sua dimensione più piena, continua a rappresentare uno dei terreni decisivi su cui si misura la credibilità delle istituzioni. Il valore del Manifesto, adesso, si giocherà nella sua capacità di restare vivo dentro le politiche pubbliche e nelle relazioni tra i soggetti che lo hanno firmato. Per Livorno la sfida non è avere prodotto un documento innovativo, ma farne davvero uno strumento di orientamento, controllo e cambiamento quotidiano.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.