Prezzi, Confesercenti lancia l’allarme: inflazione in aumento e consumi ancora fragili
03/04/2026
L’inflazione di marzo mostra un incremento che, a prima vista, può apparire contenuto, ma che secondo Confesercenti non consente di abbassare la guardia. L’associazione invita a leggere il dato dentro un quadro più ampio, segnato dalle tensioni internazionali, dal peso dell’energia e dalla fragilità dei consumi interni. A marzo, secondo le stime diffuse dall’Istat, l’inflazione è salita all’1,7% su base annua, con un aumento dello 0,5% rispetto al mese precedente, mentre il cosiddetto carrello della spesa ha registrato una crescita del 2,2%.
Inflazione sotto controllo solo in apparenza
Nella lettura di Confesercenti, la tenuta complessiva del sistema è stata favorita anche dal taglio delle accise sui carburanti, ma il quadro resta esposto a variabili che potrebbero tornare a spingere in alto i prezzi. L’associazione sottolinea infatti che l’accelerazione emersa nei primi mesi del 2026 trova ora conferma, mentre le componenti più volatili, a partire dall’energia, continuano a rappresentare un fattore di instabilità. Secondo la nota diffusa il 31 marzo, con gli attuali livelli di petrolio e gas l’inflazione potrebbe arrivare nel 2026 fino al 2,9%, con un effetto diretto sulla spesa delle famiglie e sulla dinamica dei consumi.
L’associazione mette in evidenza anche un altro elemento che pesa sulla percezione del costo della vita: i beni ad alta frequenza di acquisto, quelli che incidono quotidianamente sui bilanci familiari, hanno registrato un’inflazione del 3,1%. È un dato che segnala una pressione concreta sul potere d’acquisto, soprattutto per i nuclei che devono già fronteggiare bollette, alimentari e spese obbligate in crescita. Complessivamente, nel primo trimestre del 2026 i prezzi sono aumentati dell’1,6% rispetto a dicembre 2025, mentre nello stesso periodo del 2025 l’aumento si era fermato all’1,1%.
Il rischio di frenare la ripresa dei consumi
Il punto centrale sollevato da Confesercenti riguarda proprio i consumi. Secondo le stime richiamate nella nota, un’inflazione al 2,9% cancellerebbe circa 3,9 miliardi di euro di crescita prevista della spesa delle famiglie. Il rischio, dunque, è quello di interrompere un recupero che resta debole e che si muove già dentro un equilibrio precario. A rendere più fragile questo scenario contribuisce anche il peso dei costi incomprimibili, che secondo Confesercenti assorbono ormai il 42% del bilancio familiare.
Dentro questa cornice, l’associazione chiede di superare la logica dell’intervento emergenziale. La proroga del taglio delle accise viene considerata utile nell’immediato, ma non sufficiente. Per Confesercenti servono misure strutturali, capaci di alleggerire il peso del fisco e degli oneri di sistema sulle bollette, oltre a una strategia europea per ridurre i costi delle materie prime energetiche. Il messaggio è netto: senza un’azione più profonda sui fattori che alimentano i rincari, il pericolo di una nuova erosione dei consumi resterà concreto anche nei prossimi mesi.